

219. Destra e sinistra.

Da: N. Bobbio, Destra e sinistra.  Ragioni e significati di una
distinzione politica, Donzelli, Roma, 1995.

In Italia, nel corso degli anni Novanta, in seguito ai
rivolgimenti politici mondiali e al mutamento del quadro politico
nazionale, si accese un dibattito sulla validit della
tradizionale distinzione fra destra e sinistra, vivacizzato dal
fatto che, in quello stesso momento, i rapporti politici parevano
essere caratterizzati dalla polarizzazione attorno a due
schieramenti contrapposti. Il principale animatore della
discussione fu Norberto Bobbio, eminente filosofo e studioso di
questioni politiche, con la pubblicazione, nel 1994, di un saggio
intitolato appunto Destra e sinistra. Di questo riportiamo qui
alcuni passi, nei quali, Bobbio, dopo aver evidenziato come la
distinzione fra destra e sinistra continui ad essere usata,
afferma che il problema non  quello di comprovarne la
legittimit, ma di comprenderne le ragioni; e queste, egli
sostiene, vanno individuate soprattutto nel diverso atteggiamento
tenuto da ciascuna delle due parti nei confronti dell'idea di
eguaglianza.


Nonostante la diade [l'esistenza di due contrapposti schieramenti
politici, uno di destra e l'altro di sinistra] venga continuamente
da pi parti e con vari argomenti contestata, e con maggiore
frequenza, ma sempre con gli stessi argomenti, in questi ultimi
tempi di confusione generale, i termini destra e sinistra
continuano ad avere pieno corso nel linguaggio politico. Tutti
coloro che li usano non danno affatto l'impressione di usare
parole a vanvera perch s'intendono benissimo tra loro.
Una buona parte del discorso politico in questi ultimi anni tra
scrittori politici e tra gli stessi attori della politica verte
[...] intorno alla domanda: Dove va la sinistra?. Sempre pi
frequenti, sino a diventare ripetitivi e noiosi, i dibattiti sul
tema il futuro della sinistra o la rinascita della destra. Si
rifanno continuamente i conti con la vecchia sinistra per cercare
di fondare una sinistra nuova (ma sempre di sinistra si tratta).
Accanto alla vecchia destra, sconfitta,  apparsa col desiderio
della rivincita una nuova destra. I sistemi democratici a pi
partiti vengono ancora descritti come se fossero disposti in un
arco che va da destra a sinistra, o viceversa. Non hanno perduto
nulla della loro forza significante espressioni come destra
parlamentare, sinistra parlamentare, governo di destra,
governo di sinistra. All'interno degli stessi partiti le varie
correnti che si contendono il diritto di guida secondo i tempi e
le occasioni storiche, si sogliono chiamare con i vecchi nomi di
destra e sinistra. Quando parliamo di uomini politici non
abbiamo alcuna esitazione a definire, per esempio, Occhetto
[Achille Occhetto, dal 1988 segretario del PCI, che, sotto la sua
guida, nel 1991, si trasform in partito democratico della
sinistra] di sinistra e Berlusconi di destra.
C' sempre stata e c' ancora una sinistra democristiana. Nel
movimento sociale aveva avuto qualche anno fa il sopravvento una
corrente (Pino Rauti) che dichiarava di voler andare verso
sinistra. Anche in un partito minuscolo ed esangue, come il
partito liberale, i dirigenti si sono sempre divisi in una destra
e in una sinistra.
Se nella crisi di dissoluzione del partito comunista italiano i
termini destra e sinistra sono stati poco usati o usati con
molta cautela, dipende dal fatto che, all'interno di un partito
che si  assunto storicamente la guida della sinistra nel mondo,
solo la parola sinistra ha un significato positivo, e nessuna
delle parti che si contendono ora la direzione del futuro partito
accetterebbe volentieri di essere chiamata la destra del partito,
tanto pi che sarebbe un po' imbarazzante stabilire quale delle
due schiere in campo, quella dei no e quella dei s, sia da
considerare la destra o la sinistra, potendo la vecchia guardia
che rifiuta il mutamento radicale essere considerata destra, in
base al criterio per cui di destra  la conservazione e di
sinistra il mutamento, ma nello stesso tempo sinistra per quanto
riguarda un pi forte impegno nella lotta anticapitalistica che ha
caratterizzato il movimento operaio, il grande protagonista per un
secolo della sinistra storica; e viceversa, la parte pi
innovativa pu pretendere il nome di sinistra perch pi
favorevole al rinnovamento, ma con un programma che in base ai
criteri tradizionali dovrebbe essere considerato pi di destra.
Non possiamo esimerci dal segnalare questo paradosso. Da un lato,
si moltiplicano gli scritti in cui [...] si confuta, spesso si
deride, la diade; dall'altro, mai come in questi ultimi tempi il
mondo culturale e politico italiano, nella sua quasi totalit,
grazie al referendum che ha condannato un sistema elettorale che
aveva sinora impedito l'alternanza di governo e opposizione,
caratteristica essenziale dei buoni governi rappresentantivi, si 
orientato verso il sistema uninominale che dovrebbe permettere, o
ci si illude che permetta, una drastica riduzione dei partiti,
l'abbandono definitivo dei governi di centro, l'instaurazione
anche nel nostro paese della sospirata alternanza. Alternanza fra
che cosa? Ma si capisce, fra una sinistra e una destra, tra una
alleanza intorno al PDS (che vuol dire, inutile spiegarlo, partito
democratico della sinistra) e un'altra alleanza intorno alla lega,
ad alleanza nazionale (ex MSI) e al movimento forza Italia di
Berlusconi. Come chiamare la prima se non di sinistra e la seconda
se non di destra? Che poi non tutti coloro che entrano nella prima
alleanza vogliano essere chiamati di sinistra e quelli che entrano
nella seconda, di destra (ognuno sceglie l'etichetta che gli
sembra gli procuri maggiori consensi), non toglie che il sistema
politico italiano si avvii ad essere un sistema pi nettamente
diviso fra una sinistra e una destra. Pi di quello che sia stato
finora.
[...].
Se, nonostante le ripetute contestazioni, la distinzione fra
destra e sinistra continua a essere usata, il problema si sposta:
non si tratta pi ora di comprovarne la legittimit, ma di
esaminare i criteri proposti per la sua legittimazione. In altre
parole: sino a che destra e sinistra vengono usate per
designare differenze nel pensare e nell'agire politico, qual  la
ragione, o quali sono le ragioni della distinzione?.
[...]
 Il criterio pi frequentemente adottato per poter distinguere la
destra dalla sinistra  il diverso atteggiamento che gli uomini
viventi in societ assumono di fronte all'ideale dell'eguaglianza,
che , insieme a quello della libert e a quello della pace, uno
dei fini ultimi che si propongono di raggiungere e per i quali
sono disposti a battersi.
[...].
Quando si attribuisce alla sinistra una maggiore sensibilit per
diminuire le diseguaglianze non si vuol dire che essa pretende di
eliminare tutte le diseguaglianze o la destra le voglia tutte
conservare, ma tutt'al pi che la prima  pi egualitaria e la
seconda  pi inegualitaria. [...].
Il dato di fatto che considero il punto di partenza del mio
ragionamento  questo. Gli uomini sono tra loro tanto eguali che
diseguali. Sono eguali per certi aspetti e diseguali per altri.
Volendo fare l'esempio pi ovvio: sono eguali di fronte alla morte
perch tutti sono mortali, ma sono diseguali di fronte al modo di
morire perch ognuno muore in modo diverso da ogni altro. Tutti
parlano ma vi sono migliaia di lingue diverse. Non tutti, ma
milioni e milioni hanno un rapporto con un aldil ignoto, ma
ognuno adora o prega a suo modo il proprio Dio o i propri dei.
[...].
L'apparente contraddittoriet delle due proposizioni Gli uomini
sono eguali e Gli uomini sono diseguali dipende unicamente dal
fatto che, nell'osservarli, nel giudicarli e nel trarre
conseguenze pratiche, si metta l'accento su ci che hanno in
comune o piuttosto su ci che li distingue. Ebbene, si possono
chiamare correttamente egualitari coloro che, pur non ignorando
che gli uomini sono tanto eguali quanto diseguali, apprezzano
maggiormente e ritengono pi importante per una buona convivenza
ci che li accomuna; inegualitari, al contrario, coloro che,
partendo dallo stesso giudizio di fatto, apprezzano e ritengono
pi importante, per attuare una buona convivenza, la loro
diversit.
Si tratta di un contrasto tra scelte ultime di cui  difficile
sapere quale sia l'origine profonda. Ma  proprio il contrasto tra
queste scelte ultime che riesce, a mio parere, meglio di ogni
altro criterio a contrassegnare i due opposti schieramenti che
siamo abituati ormai per lunga tradizione a chiamare sinistra e
destra. Da un lato vi sono coloro che ritengono che gli uomini
siano pi eguali che diseguali, dall'altra coloro che ritengono
siano pi diseguali che uguali.
[...].
Se mi si concede che il criterio per distinguere la destra dalla
sinistra  il diverso apprezzamento rispetto all'idea
dell'eguaglianza, e che il criterio per distinguere l'ala moderata
da quella estremista, tanto nella destra quanto nella sinistra, 
il diverso atteggiamento rispetto alla libert, si pu ripartire
schematicamente lo spettro in cui si collocano dottrine e
movimenti politici, in queste quattro parti:
 a) all'estrema sinistra stanno i movimenti insieme egualitari e
autoritari, di cui l'esempio storico pi importante, tanto da
essere diventato un'astratta categoria applicabile, ed
effettivamente applicata, a periodi e situazioni storiche diverse,
 il giacobinismo;
b) al centro-sinistra, dottrine e movimenti insieme egualitari e
libertari, per i quali potremmo oggi usare l'espressione
socialismo liberale, per comprendervi tutti i partiti
socialdemocratici, pur nelle loro diverse prassi politiche;
c) al centro-destra, dottrine e movimenti insieme libertari e
inegualitari, entro cui rientrano i partiti conservatori, che si
distinguono dalle destre reazionarie per la loro fedelt al metodo
democratico, ma, rispetto all'ideale dell'eguaglianza, si
attestano e si arrestano sull'eguaglianza di fronte alla legge,
che implica unicamente il dovere da parte del giudice di applicare
imparzialmente le leggi e sull'egual libert, che caratterizza
quello che ho chiamato l'egualitarismo minimo;
d) all'estrema destra, dottrine e movimenti antiliberali e
antiegualitari, di cui credo sia superfluo indicare esempi storici
ben noti come il fascismo e il nazismo.
Ovviamente la realt  pi varia di questo schema, costruito solo
mediante due criteri, ma si tratta di due criteri, a mio parere,
fondamentali che, combinati, servono a designare una mappa che
salva la contestata distinzione fra destra e sinistra, e nello
stesso tempo risponde alla troppo difficile obiezione che vengano
considerati di destra e di sinistra dottrine e movimenti non
omogenei come, a sinistra, comunismo e socialismo democratico, a
destra, fascismo e conservatorismo; spiega anche perch, sebbene
non omogenei, possano essere in situazioni eccezionali di crisi
potenzialmente alleati.
